via Broseta 27
Bergamo, Italia
T: 035.270260
info@27ad.eu
 
< Artisti - Mostre - Info
 
Sara Abbasian
Chul-Hyun Ahn
Maryam Amini
Fereydoun Ave
Manuel Bonfanti
David Buckley
Patrick Corrado
Andrew Curtis
Ala Dehghan
Marco Fabbri
Robin Footitt
Parastou Forouhar
Marcus Foster
Vincent Fournier
Ferrario Freres
Karim Ghidinelli
Rose Gibbs
Arash Hanaei
Marie Torbensdatter Hermann
Alireza Jodey
Farsad Labbauf
Lucy May
Letizia Minotti
John Nielsen
Mimi Norrgren
Alberto Petrò
Michelangelo Pistoletto
Juan E.Sandoval
Magnus Sigurdarson
Arthur Steward


Sara Abbassian
Tehran, Iran, 1982

Ecco cosa ho pensato: trasformare un comune incidente in un evento, un avvenimento. Comincio a spiegarlo in parole semplici. Questo è ciò che affascina lo spettatore; intendo dire il racconto. E il racconto di queste immagini non sono nient'altro che semplice carta & matita.
A volte sono io che scelgo le immagini che mi circondano e altre volte sono loro a scegliere me.
Ci sono momenti in cui seguo il racconto e altri in cui divento un personaggio di quel racconto.
Il risultato è di fronte a voi.
 
   
^ Sara Abbasian Untitled, 2006 disegno, matita su cartoncino-62x70cm





Chul-Hyun Ahn
    Korean artist Chul-Hyun Ahn was born in Busan, Korea. He lives and
works in Baltimore, MD, USA where he achieved his MFA at the Maryland
Institute College of Art. Before that he had studied at Eastern Michigan University and Chu-Gye University of the Arts in Seoul, Korea.
    He creates sculptures utilizing light, color, and illusion as physical
representations of his investigation of infinite space. Ahn’s interest in the gap between the conscious and subconscious compels him to construct illusionistic environments providing a space for contemplation.
    Ahn’s sculpture urges the viewer to consider man’s boundless ability for physical and spiritual travel while exploiting illusions of infinity and the poetics of emptiness.
    He has exhibited in several countries and is work is present in several reputed private and institutional collections in the USA.
  Chul-Hyun Ahn
Chul-Hyun Ahn
  < Chul-Hyun Ahn
Visual Echo Experiment - From the Left
(2007)
Mirrors, light, plywood
Courtesy The Steps Gallery, London, UK


< Chul-Hyun Ahn
Forked Series #6
(2007)
Mirrors, light, plywood
38 x 53,5 x 10 cm





Maryam Amini

^ Maryam Amini
Maryam Amini extremely fragile. Please handle with care, 2010
tecnica mista su tela 170x230 cm (n. 3 tele)


Esfahan, Iran, 1977

Tutto noto tutto bianco corpo nudo bianco un metro gambe aderenti come cucite. Luce calore suolo bianco un metro quadrato mai visto. Muri bianchi un metro per due soffitto bianco un metro quadrato mai visto. Corpo nudo bianco fisso solo gli occhi appena. Tracce intrico grigio pallido quasi bianco su bianco. Mani pendenti aperte palmo avanti piedi bianchi talloni uniti angolo retto. Luce calore facce bianche radianti. Corpo nudo bianco fisso hop fisso altrove. Tracce intrico segni senza senso grigio pallido quasi bianco. Corpo nudo bianco fisso invisibile bianco su bianco. Solo gli occhi appena azzurro pallido quasi bianco. Testa globo in alto occhi azzurro pallido quasi bianco fisso avanti silenzio dentro. Brevi mormorii appena quasi mai tutti noti. Tracce intrico segni senza senso grigio pallido quasi bianco su bianco. Gambe aderenti come cucite talloni uniti angolo retto. Solo tracce irrisolte date nere grigio pallido quasi bianco su bianco. Luce calore muri bianchi radianti un metro per due. Corpo nudo bianco fisso un metro hop fisso altrove. Tracce intrico segni senza senso grigio pallido quasi bianco. Piedi bianchi invisibili talloni uniti angolo retto [...] Luce calore tutto noto tutto bianco cuore respiro non un suono. Testa globo in alto occhi bianchi fisso avanti vecchio bing mormorio ultimo forse non il solo un secondo occhio appannato nero e bianco socchiuso lunghe.

^ Maryam Amini
Me and madam Iran, 2009
tecnica mista su cartoncino 100 x 70 cm (n. 4 cardboard)
 





Fereydoun Ave

^ Fereydoun Ave
Ripples, Black and White, 2009
Installazione a pavimento, tecnica mista su carta e animali di plastica
190x190 cm (ciascun elemento)


Tehran, Iran, 1945

L'effetto increspatura
Quando una goccia cade in una immensa distesa d'acqua, le increspature a forma di cerchi concentrici che si generano dalla vibrazione si propagano all'infinito.
Questo lavoro, in due parti, è un testamento atmosferico su come ogni piccola goccia abbia importanza.
 
  < Fereydoun Ave
Ripples, Black and White, 2009 (dettaglio)
Installazione a pavimento, tecnica mista su carta e animali di plastica
190x190 cm (ciascun elemento)
 





Manuel Bonfanti
Nato a Bergamo il 22 Gennaio 1974 (acquario)

> Manuel Bonfanti
Quadrati
Courtesy the artist



 

 


> Manuel Bonfanti
Ermes, 2011
cm.129x155
Tecnica mista su legno
> Manuel Bonfanti
Efesto, 2011
cm.129x155
Tecnica mista su legno
> Manuel Bonfanti
Apollo, 2011
cm.129x155
Tecnica mista su legno
> Manuel Bonfanti
Apollo, 2011
cm.129x155
Tecnica mista su legno
> Manuel Bonfanti
Untitled, 2011
cm.87x103
Tecnica mista su legno
> Manuel Bonfanti
Giunone, 2011
cm.129x155
Tecnica mista su legno
> Manuel Bonfanti
Giunone, 2011
cm.129x155
Tecnica mista su legno
> Manuel Bonfanti
Marte, 2011
cm.129x155
Tecnica mista su legno
> Manuel Bonfanti
Venere, 2011
cm.129x155
Tecnica mista su legno
> Manuel Bonfanti
Marte, 2011
cm.129x155
Tecnica mista su legno
> Manuel Bonfanti
Pan, 2011
cm.129x155
Tecnica mista su legno
> Manuel Bonfanti
Artemide, 2011
cm.129x155
Tecnica mista su legno
> Manuel Bonfanti
Crono, 2011
cm.129x155
Tecnica mista su legno
> Manuel Bonfanti
Ade, 2011
cm.87x103
   
 
PRINCIPALI MOSTRE PERSONALI
2011: Identity, Fuori Salone del mobile, Milano
2011: Galleria De Luca, Toronto, Ontario, Canada.
2010: "Le tre Grazie", architettura ed arte con l'arc. Massimo Castagna, Zenucchi lab, Bergamo.
2010: "Church roof & friends", Galleria Area 35, Milano, a cura di Sara Bramani Araldi e Giacomo Marco Valerio, Cat.
2010: "Fattori Scomposti", Chiostro di San Francesco, Bergamo, per il ciclo espositivo "Presenze", a cura di I. Chiodi, con la collaborazione di F. Poli e M. Panattoni. Cat.
2010: "Travels", Galleria Palmieri, Busto A., ( Va)
2009: "Inno ad Atena", Onlus Kinnija", Bergamo
2009: Senza titolo, Palazzo Colleoni (Rotaract Treviglio), Cortenuova, Bergamo
2009: "People", Circolino della Malpensata, Bergamo
2008: "L' I -Phone non finito", C/o Alias shop corso Monforte 19, Milano, Italy.
2008: "Moodboard", Galleria 27AD, Bergamo
2008: "30 x 30", Bermondsey 167, Londra, a cura di N.Scaglione (in corso).
2008: "White, fashion show", Milano, a cura di N.Scaglione.
2007: "t-proportion", Osteria della Brughiera,
Villa d'Almè, Bergamo.
2002: "Metropolitan Gods",Palazzo Bargnani Dandolo,
comune di Adro, Brescia, testo di C.Martinelli.
2000: "Il ritorno degli dei", Alacritas Vis Solis, Zingonia.
1999: “Spiritual Chic”, Free Way Disco, Grumello del Monte, Bergamo.
1998: “Chew”, Academy of Fine Arts of Brera, Milano, a cura di A.Garutti e M.Meneguzzo.
1998: “Erboristeria”, Accademia di Belle Arti di Brera, Milano a cura di A.Garutti.
1997: “BioTransgenic”, Accademia di Belle Arti di Brera, Milano a cura di A.Garutti.
1996: “Homogenic”, Ars-immagini e testi, Bergamo, a cura di L.Passoni.
  PRINCIPALI MOSTRE COLLETTIVE
2011 : Mostra Collettiva in onore di Fabio Poli, Museo Alt di Alzano Lombardo. Con Italo Chiodi, Gianriccardo Piccoli, Alessandro Verdi, Vincenzo Cristini, Francesco Pedrini Marco Grimaldi e Andrea Mastrovito.
2011: Identity, Fuori Salone del mobile, Milano
2011: Galleria De Luca, Toronto, Ontario, Canada
2010: "Presente Continuo", biblioteca Caversazzi, Bergamo, Cat. ( testo di Italo Chiodi )
2010: "Immagine", New Ars Italica, Milano, with the care of Kristina Snajder.
2009: "Touring test", New Ars Italica, Milano, a cura di Kristina Snajder.
2009: "La Fenice et des artistes", Venezia, a cura di G.Pellegrini e M.Facchini, cat.
2006: "Identità incognite", Yellowcake arte contemporanea,
Bergamo, a cura di M.Pellegrini e M.Bonfanti.
1998: “L’opening è dentro”, istituto C. Beccaria per i minori,
Milano a cura di Chiara Guidi.
1998: “Paraxo XII” Biennale d'arte contemporanea, Andora,
a cura di Thor Haeyerdal e Marisa Vescovo.
1996: “Desert”,Corridoio/133 via Melchiorre Gioia ,
Milano, a cura di Sergio Armaroli.
1994: “Luciano Fabro's classroom Nr. 5”,
Discoteca Bobadilla, Dalmine, Bergamo.

ESPERIENZE
2007: Art director per "Osteria della Brughiera"
2007: Fonda Yellowcake arte contemporanea.
2003-2006: Niels e Hanne Stijernegaard (DK), collaborazione d'arte.
2003: Unilever-fabergè, consulente per company-event.
1995: "Il Corridoio/133", via Melchiorre Gioia, galleria in casa, periodo accademico, Milano.
1993-1995: Assistante per la Galleria d'arte contemporanea
Monica de Cardenas, Milano.
(collabora alla realizzazione di opere d'arte
di Julian Opie e Gabriel Orozco’s)
1991-1992: Scenografo, Capo Calavà, Messina.




David Buckley

In 'The Party', a 1968 comedy starring Peter Sellers as a well-meaning , but hapless Indian actor who is accidentally invited to a lavish Hollywood party, the minimal plot revolves around Sellers' character's social ineptitude and cultural otherness, the effect of which sets in motion a sequence of events leading to the party degenerating into total chaos. The climax of this chaos is a scene in which a foam of soap bubbles grows and grows until all guests are absorbed into its nebulous mess.

I always think about that scene when I see a certain style of amorphous painting or sculpture, and I try to work out the politics behind casting Sellers (in deep brown make-up) as an outsider who somehow breaches the castle walls and brings with him degeneracy, disorder and mess. What is particular about this juxtaposition in the film is that it takes place in the domestic interior: the threat of the other has been brought intentionally into the home.

The desire to experience exoticism, strangeness and foreignness through encountering objects within a conventional framework is at the root of how we have come, through the Kunstkammer and then through the museum, to experience works of art. In my work I try to tease out that desire, to evoke the balance between order and disorder as well as the frameworks of display and decoration that go hand in hand to civilize unknowable objects.

 
   
^ David Buckley
Patience, 2010
< David Buckley
The Dead, 2010
         

 
 
< David Buckley
Bust, 2009





Patrick Corrado
    The photographer and graphic designer Patrick Corrado was born in Bergamo in 1971. He achieved the Degree at the Fantoni Art School.
     The young artist cooperates with industry, fashion and design magazines. Using images taken from the fashion world, his works, virtual decollages, made with the overlap of images, writings, marks and graphic elements, mortifies or exalts by means of bright red or dull black the modern symbolism made of aesthetic images. Using overlapping images, cuts and addictions of paint, writings and marks the artist determinates a “tidy caos”, symbol of the complexity of reality.

   
< Patrick Corrado
Senza Titolo
Print on zinc and acrylic paint 170 cm x 150 cm
Courtesy the artist
         

> Patrick Corrado
Acid Mouse
2009
100x63 cm

 
         

> Patrick Corrado
Red City
2009
148x148 cm

 
         

> Patrick Corrado
Working
2008
118x120 cm

 
         

> Patrick Corrado
Istanbul
2006
130x130 cm

 
         

> Patrick Corrado
London
2006
170x115 cm

 
         

> Patrick Corrado
N.Y.C.
2006
140x140cm

 
         

> Patrick Corrado
Oslo
2006
240x120cm

 
         

> Patrick Corrado
Roma
2006
160x115

 
         





Andrew Curtis
    Andrew Curtis (b. 1979) graduated MA Fine Art Printmaking
at Royal College of Art in 2009.
He has exhibited in solo and group exhibition, among which:
    Stone.Plate.Grease.Water,
MOMA, Wales (2007), Stick*Stamp*Fly, Gasworks, London (2007), Andrew Curtis ShopSpace, Transition
Gallery, London (2009), Bloomberg New Contemporaries
2009, Manchester and London (2009), Royal Society of Painter Printmakers Annual
Show, Bankside, London
(2009), Allotment, UCLH, London (2009), Jealous Print Prize Jealous Gallery, London (2009), Impact 6, UWE Bristol (2009)
    His works are present in several
institutional and private collection: Royal College of Art, V&A, Oregon State University,
Queen’s University Belfast, University of Wales, Private Collections in the UK, Italy and USA.
 
   
^ Andrew Curtis
NEW EMPIRE (Events in New Empire)
2009
Etching edition of 10
         

> Andrew Curtis
NEW EMPIRE (21)
2009
Etching edition of 3
89x63 cm

 
         
> Andrew Curtis
NEW EMPIRE (Araucaria Araucana)
2009
Etching edition of 3
193x148 cm
 
         
> Andrew Curtis
NEW EMPIRE (Double Araucaria Araucana)
2009
Unique archival inkjet with paint
121x153 cm
 
         

> Andrew Curtis
NEW EMPIRE (Events in New Empire)
2009
Etching edition of 10
62x54 cm

 
         
> Andrew Curtis
NEW EMPIRE (Hour Glass)
2009
Unique archival inkjet with paint
55x38 cm
 
         
> Andrew Curtis
NEW EMPIRE (Shadows Before)
2010
Unique archival inkjet with paint
118x156 cm
 
         

> Andrew Curtis
NEW EMPIRE (The English House)
2010
Unique screenprint with paint
120x151 cm

 
         

> Andrew Curtis
NEW EMPIRE (The Rising Sun)
2010
Unique etching with paint
72x60 cm

 





Ala Dehghan
Tehran, Iran, 1982
Vive e lavora a Tehran e Karaj

Le cose semplici e belle che ho perduto
“Bianco e Nero”, mi sveglio come da un sogno, vorrei tornare al sogno e come un magnete cerco di attirare ancora la stessa sensazione…
Anche se capisco che non c'è più…
Mi piace l'assenza dei colori in un'immagine in bianco e nero, avverto ancora la presenza dei colori e mi piace…
Proprio come le cose semplici e belle che ho perduto…
Intrappolato in uno spazio vuoto
Uno dei temi dominanti dell'arte contemporanea iraniana mette a fuoco la frustrazione attraverso la ricerca di un linguaggio trasversale, per gridarla.
Ala Dehgan non fa eccezione. Il suo lavoro è fatto su piccoli fogli di carta a quadretti con le stesse tecniche espressive utilizzate dai bambini: matite colorate, pennarelli, pastelli e acquarelli.
Sembra una dispersione arbitraria di forme semifigurative che tentano di fuggire dal vuoto.
Sono burattini o farfalle infilzate che scivolano sulla carta.
La sensazione di essere intrappolati senza speranza è opprimente, lieve ma esiziale.
Non c'è via d'uscita, nemmeno nel vuoto.
 

^ Ala Dehghan
The Incurable Water,
2009, 19,5x27,5cm
 
Ala Dehghan
An Upside Down Scenery,
2009, 21,5x34cm
 
         
    < Ala Dehghan
Never Touched,
2009, 29,5x13,5cm

< Ala Dehghan
Snake Head,
2009, 29,5x13,5cm
         
    < Ala Dehghan
Wear Your Wing and Get Going, 2009, 21,5x34cm

< Ala Dehghan
The Left Over 2,
2009, 21,5x34cm
         
> Ala Dehghan
When the TV is On, 2009,
27,5x39,5cm


 
         
> Ala Dehghan
Don’t Kill Yourself, 2009, (dittico)
1. 19,5x27,5 cm
2. 29,5x35,5 cm


   
         
> Ala Dehghan
Fireworks, 2009,
27x39,5 cm


 
         
      < Ala Dehghan
My Wedding Dress, 2009,
29,5x13,5 cm







Marco Fabbri
Pittore
La sua ricerca, dopo una partenza anti-informale, privilegia l’eredità del consumismo attraverso un prototipo o modulo con il quale serializza in diverse parti tagliate l’oggetto.
Da qui, anche , nasce l’ esigenza teatrale.
Ha tenuto le sue principali esposizioni in Italia e all’estero tra cui Dubrovnik, Lione, Trento, Parigi, Los Angeles, Venezia, Firenze, Roma.
Nel 1983 con il gruppo “Macchina o/scaena” e con L. Minotti realizza lo spettacolo “ CONTENUTI”: teatro della pittura. Nel 1984 con L. Minotti fonda il gruppo “Società di fatto” e mette in scena lo spettacolo “ARGOMENTI”. Nel 1986 presso Baleri collezioni presenta “ Mostra in piedi” a Bergamo. Nel 1988 alla galleria Casati di Bergamo espone la personale intitolata “I trofei”. Ed infine nel 1992 presso la galleria La Diade centro studi e diffusione arte contemporanea “ le carte dipinte” Bergamo.

               

   
 

   
 
   
 


   
 
       
 
   
         
 





Robin Footitt
    Robin Footitt (b. 1982) lives and works in London. He graduated MA Painting at Royal College of Art in 2009 and has exhibited in solo and group exhibitions:
    Choose Your Own Adventure, Hagan Saint Philip, Bronx, New York, USA (2006), Realise, Ei’kon, Århus, Copenhagen, Denmark(2008), The Panellists, Pravus Gallery, Phoenix, Arizona, USA (2009), Through the Wall, A Foundation, Rochelle School, London (2009), The Drifting Canvas, Cole Contemporary, London (2010)     His work was selected for the Outset Art Acquisition Fund in conjunction with Whitechapel Gallery and Tate for the RCA Collection in 2009. Footitt has recently been selected for the five year live/work residency Programme 4 at Acme Studios’ Fire Station, London (2010-15).
 

^ Robin Footitt
The Wire
2008
Oil on wood

 

^ Robin Footitt
Inner Circle
2008
Oil pastel on wood

         

> Robin Footitt
Untitled (X2)
2009
Gouache and paper
mounted on wood +
oil and paper
mounted on wood
22 x 19 cm each

   
         
> Robin Footitt
Rescue Attempt
2008
Oil on board + lightbox
dimensions variable
 





Parastou Forouhar
Tehran, Iran, 1982

“Quando arrivai in Germania, diciasette anni fa, ero Parastou Forouhar. In qualche modo, nel corso degli anni, collaborando con colleghi occidentali e affinando il mio percorso artistico, sono diventata “iraniana”. Questa cosa è cresciuta con me tra “qui e ora” e “là e allora” senza un confine definito. Lo spazio intermedio mi rassicura sull'immagine di me stessa anche laggiù, dove non ci sono. Questi spazi sono allo stesso tempo vicini e lontani, in relazione tra di loro secondo un processo di alternanza. Ciò ha portato alla scoperta di strutture parallele che mi hanno permesso di costruire associazioni facilmente individuabili. Il campo della comunicazione interculturale è solcato da cliché che nascondono i “punti deboli” che minacciano di dilagare. Qualunque tentativo d'interazione interculturale è compromesso dal suo stesso abuso. Ogni sforzo è in bilico tra azione e delusione. Per me, come artista, ogni luogo sembra accompagnato da un senso di straniamento. Oscillando tra attivismo ottimista e cinica limitazione, mi sono accorta dello sguardo che mi fissa e della sua proiezione che mi aliena. Questa identificazione etnica obbligata ha subito una nuova svolta con l'assassinio dei miei genitori nella loro casa a Tehran nel 1998. I miei sforzi d'investigare il crimine hanno avuto forti ripercussioni sulla mia sensibilità personale e artistica. La correttezza politica e la convivenza democratica non hanno più alcun significato nella mia vita di tutti i giorni. Di conseguenza ho cercato di distillare questo conflitto di straniamento e trasferimento di significato facendolo diventare fonte di creatività. Attualmente la sconnessione tra me stessa e gli altri è stata aggravata dalle condizioni socio politiche nel mondo d'oggi. Gli stranieri sono identificati con segni paradossalmente familiari, tuttavia l'identificazione di ciò che non è conosciuto è sintomatico del modo in cui è costruita la “realtà”, pure con una certa presunzione. Indagare questa produzione di identità e di realtà e, i meccanismi repressivi attraverso cui hanno luogo, è il centro del mio lavoro.


> Parastou Forohuar
Black is my name,White is my name, 2009
 
> Parastou Forohuar
Black is my name,White is my name, 2009




Marcus Foster

The objects I make or use within my practice are best described not as ‘found’ objects but rather ‘selected’ objects. Things like frisbees, hot air balloons, lolly sticks, paper clips, spinning tops or football cones are not discoveries stumbled across whilst engaging in an activity ‘outside’ of the creative process. I hunt them down and select them from within a system of objects, chosen with an instinct for formal detail and visual presence. The act of sandwiching frisbees between walnut wood, or twisting coloured paperclips around a stick ask questions such as, what is the most subtle way of transforming something? The objects I carefully select are not only transformed but also celebrated appearing optimistic and sometimes futuristic, strange or unknown. The work titled ‘Fab Landing’ becomes a bollard in an Imagined city, perhaps indicating the colour of different train lines within the transport system. Objects speak to us, if we speak to them.

 
   
^ Marcus Foster
Fab Landing, 2010
 
       
^ Marcus Foster
Untitled, 2010

 
 
   
^ Marcus Foster
Untitled, 2010



Vincent Fournier
    Born in Ouagadougou, Burkinafaso in 1970, Vincent grew up in Britany, France. He lived in Paris and London and now is based in Brussels. He achieved a Degree in Visual Art in 1994 and the Diploma of Ecole Nationale de la Photographie in 1997.
    Vincent works with photography and uses it to investigate, in an aesthetic way, some of the most atavistic aspects of human life: the relation between man and the universe. With his photography he gives us a sense of the finished and unfinished, he arouses in the observers a dual feeling of intensity and pleasurable aesthetic pleasure.
     He always tries to evoke a reconciliation between man and the universe.

 
   
^ Vincent Fournier
Space Project
Courtesy Galleria 27AD, Bergamo, Italy
         
> Vincent Fournier
BAF Room 65
(Final Assembly Building)

2007
Building S5E / Ergol Suit #02 / Guiana
Space Centre / CSG / French Guiana / Kourou
Serie: 5/10
130 x 100 cm
 
         
> Vincent Fournier
BAF Room 65
(Final Assembly Building)

2007
Building S5E / Ergol Suit #02 / Guiana
Space Centre / CSG / French Guiana / Kourou
Serie: 4/10
130 x 100 cm
 
         
> Vincent Fournier
Encapsulation Hall #02
BAF Building,

2007
Guiana Space Centre / CSG / French Guiana / Kourou
Serie: 3/10
130 x 100 cm
 
         
> Vincent Fournier
Moon Valley
Mars-like soils / Robotic Research funded by Nasa’s for exploring planets program Atacama Desert/Chile/
Serie: 4/10
200 x 150 cm
 
         
> Vincent Fournier
MDRS #00
2008
Mars Desert Research Station / Team 54
Hanksville / Utah / USA
Serie: 4/10
130 x 100 cm
 
         
> Vincent Fournier
MDRS #02
2008
Mars Desert Research Station / Team 54
Hanksville / Utah / USA
Serie: 3/10
130 x 100 cm
 
         
> Vincent Fournier
MDRS #04
2008
Mars Desert Research Station / Team 54
Hanksville / Utah / USA
Serie: 3/10
130 x 100 cm
 
         
> Vincent Fournier
Therme de Spa
Belgium, 2004
200x153 cm
Edition: 7/10
 
         
> Vincent Fournier
Tokio Storm Sewer System #01 
Japan February 2009
130x100 cm Edition: 1/10
 
         
> Vincent Fournier
Windows of the World
Shenzhen, Chine
2003
130x100 cm
Edition: 1/10 
 
         
> Vincent Fournier
Biosphere2 #03
Green House
Oracle, Arizona (USA)
October 2009
130x100 cm
Edition: 1/10 
 
         

> Vincent Fournier
The Blue Lagoon
Reykjavik, Iceland
2003
130x100 cm
EDITION 06/10 

 





Ferrario Freres
    Il gruppo è nato come autore sociale e lavora nell’arte come gruppo aperto e mobile. A metà anni 90 nasce come gruppo direttamente immerso nell’arte contemporanea e utilizzando media che derivano dalla pittura-scultura, cinema, fotografia e installazioni. Il nome del gruppo ha un coté duchampiano , un readymade arrivato come furgone di spedizioni su una strada del Massif Central : un telone blu mare con scritto in bianco “ferrariofreres”.Gli apporti dei singoli, passati o presenti, hanno strutturato il gruppo nelle scelte estetiche e in quelle operative; una cosa che rimane immutata è l’importanza che il luogo assume per la genesi delle opere. L’opera non viene piazzata in un luogo ma nasce per il luogo in cui verrà esposta. Riuscire a incollare un’etichetta al gruppo diventa problematico sia per i repentini cambi di registro estetici, sia per la frequentazione ampia dei diversi media artistici. Rimane fondamento e parte definita del lavoro quello delle pieghe inesplorate dell’osservazione, dello sguardo dell’uomo e dell’artista , nello specifico. Queste pieghe sono frantumi di spazio-tempo in cui la ragione umana sembra cedere e la sua capacità geometrica cede al vento del caos, pieghe in cui il quotidiano diventa terra vergine inesplorata. Questo spiega la scelta di medium come la fotografia analogica o in film super 8 operata per creare alcune opere. Fin dall’inizio del percorso artistico del gruppo in opere come Lararium e L’ombra della selva del 1997, quest’ultimo lavoro poi è ambientato in una chiesa spogliata della sua sacralità, troviamo la fotografia :le tracce dei vegetali come sostituto del reale e quindi considerati alla fonte del loro essere segni di un dato valore ottenuti attraverso un uso primitivo della fotografia. Sulla sacralizzazione dei luoghi come imposizione d’ordine al caos sotterraneo , possiamo riconoscere un filo continuo nel lavoro del gruppo dagli esordi fino al momento attuale. E questo si riflette anche nei media usati da Cum avibus (1997) e Elogio dell’ombra(2000), da Rumori di fondo(2000) e Settantamilaveli(2002) e così via. Non di minore importanza da questo punto di vista altri lavori come : Anche il cielo stellato finirà, I sottili strati del caos, La donna , il corvo e il pane (2003), AO(2009),Ascesi e caduti(2009).

 

Tutte le immagini:Ferrario Freres
In my Ayllu – All Blood of Watermelon
2011
Dimensioni variabili 


 





Rose Gibbs

Rose Gibbs' work is a satirical take on the patriarchal tradition of art making. In her work the phallic symbol stands in for itself, the women are propped up against what would be tree trunks but in this instance are phalluses, the landscape in which they find themselves is male, albeit a little limp. It is a humorous look at gender relations.

 
   
^ Rose Gibbs
Mountain, 2010
 
 
^ Rose Gibbs
Pissing woman, 2010
   

 
   
^ Rose Gibbs
Vomitting woman, 2010
 
 

^ Rose Gibbs
Nymphenburg II, 2010
< Nymphenburg I, 2010
 
   
^ Rose Gibbs
Terracottafigure, 2010
 
   
^ Rose Gibbs
Parrotwoman, 2010
 
 
   
^ Rose Gibbs
Porcelainfigure, 2010



Karim Ghidinelli
    Karim Ghidinelli was born in Brescia, Italy, after having travelled and lived in many parts of the world, living with his family and studying, he now lives and works in Miami, USA.     His work is based upon passage, mark, and assurance. Identity is naturally a part of the evolutionary process of the passage; the mark is embodied by his distinctive trace on the page. As his work documents the passage of others, it simultaneously assures him of his own journey.
     The mutation from print, to portrait, to metal, oil collage represents the myriad of infl uences he draws upon when composing his thoughts. Being the living testament of an eclectic path, it is impossible for him to ignore the possibilities that surround him. His eye reads them all as one. The work needs to achieve a political identity and needs to express its provenance or dissidence, as life constantly reminds us of the inevitability of politics.
     The piece is never concluded; rather it symbolizes the continuation of a phase, from himself to the public, from his interpretation to ours. Through its exposure the work obtains necessary nutrients, indispensable for further creation and maintaining the link.

 


  < Karim Ghidinelli Kalimero
2009
Enamel, ink and oil paint on hand carved aluminum.
183 cm x 150 cm
Courtesy The Steps Gallery, London, UK





< Karim Ghidinelli
No Title
2009
Enamel, ink and oil paint on hand carved aluminum.
183 cm x 150 cm
Courtesy The Steps Gallery, London, UK





Arash Hanaei
 





Tehran, Iran, 1978

Il cavallo imbrigliato. Tutte le cose si assomigliano. All'improvviso pensi di poter mettere in mostra anche l'arte sovversiva del Medio Oriente. Iran, Libano, Iraq e gli altri “Arabi generosi”. Guerra e a migliaia concentrati. Un'ampia varietà di notizie politiche, con una colonna sonora araba affascinante e di charme, esce fuori e danza sulle tue ginocchia, con un migliaio di versi poetici tra cui scegliere. Sceglili come il tuo spettatore che sa tutto sul buon vino, non c'è niente di meglio che fare la nostra mostra sulle tue pareti. Non dubitarne. Dimmi. Sono qui, a casa mia. È pieno di notizie, qui. Si potrebbe creare un'opera d'arte ogni 5 minuti. Dimmi. Mandami una e-mail. Cosa vuoi? Con la mia mano destra posso fare la danza “dell'Amore” sulla tela così ogni volta che la guardi puoi dire “che bello!” questi orientali...No? Vuoi le ultime notizie? Politiche, sociali, o vuoi che mi tormenti? Che pianga? Dimmelo, cosa vuoi? Io sono il cavallo imbrigliato. A proposito di noi. Così finalmente stanno sulle pareti. Hai bisogno della spiegazione? Sì, lo so, capisco. Hai ragione. Il cliente ha sempre ragione. Il titolo di questo trittico è The Winding Horse (Il cavallo imbrigliato). Il primo fotogramma ha un titolo a parte, un titolo stupido The Foolish Composition of Rabbit, Volkswagen and Photographer (Assurda composizione di coniglio, Volkswagen e fotografo). Non avevo nessuno scopo quando ho scelto a caso tre/quattro immagini dall'archivio, le ho composte e stampate, e lascio a te il compito di inventare qualunque storia tu voglia con loro. L'ho già fatto in precedenza. Una volta da una scimmia che avevo disegnato hanno tirato fuori una storia unica e misteriosa con una tematica sociale. Il pezzo centrale non ha bisogno di traduzione. Ha una storia che non dura più di 3 minuti. Guardalo e se ti piace, guarda un'altra volta il primo pezzo, proprio come fanno le persone che ritengono importante capire le cose. Il terzo pezzo parla da sé. Se hai i soldi, compralo.

 

   
         
Arash Hanaei
The Winding Horse
2009
trittico (light box + animazione video + stampa digitale)
 





Marie Torbensdatter Hermann
    Marie Torbensdatter Hermann
(b. 1979) lives and works in London and Detroit.
She graduated MA at Royal College of Art, London (2009). Solo exhibition:
    Matin gallery, USA (2005), The only thing I can think about is yellow, Egg, London (2006), To the legion of the lost, Sixpm, project space, London and A joyful gathering of a defenless legion,
Matin gallery, L.A, USA (2007), Crafts council, London, UK, Matin Gallery, L.A, USA and Devening gallery, Chicago, USA (2010). Group exhibition: Blackwell, U.K and New designers, London, UK (2005), Origen, London, UK (2006), Gallery Nørby, Copenhagen, DK (2006), Joanna Bird gallery, London, UK and Harley Gallery, UK (2006), Drud & Køppe gallery, Copenhagen, DK (2007), Sir John Soanes museum, London, UK (2008), Egg gallery,
London, UK (2009), Keramikmuseum Westerwald, Germany (2009), Jingdezhen International Ceramic exhibition, China (2009), Devening projects, Chicago, USA (2009)
   
< Marie T. Hermann  
A parallel place
2010
earthenware, glazed
20x30 cm/each (12 pieces)





Alireza Jodey

Ghazvin, Iran, 1969

Ogni volta che la mia anima è immersa nella contemplazione, ogni frammento di essa si trasforma in una sorgente di misteri. Ogni goccia presa dall'oceano della mia anima si manifesta in un altro oceano. I dipinti di Alireza Jodey sono opere che non possono essere osservate superficialmente senza soffermarsi con attenzione. Ogni angolo del dipinto è pieno di complessi simboli e allegorie. La concentrazione di Jodey sul reale e sui confini immaginari, e la loro inclusione nel lavoro, permettono allo spettatore di avere la propria interpretazione personale e la propria descrizione specifica. I misteri dell'opera immergono lo spettatore in una ricerca senza fine a volte aspra. Tuttavia nel mezzo dell'oscurità e dell'amarezza,
la luce, emessa da fessure nella forma di superfici o linee colorate, rende possibile un viaggio mitologico (simile a quello di Ardaviraaf-Nameh descritto nell'antico libro di Pahlavi) nel purgatorio o all'inferno di un mondo ristretto, confinato all'interno della cornice. Jodey ha bisogno di molto tempo per creare il labirinto dei suoi lavori. Può lavorare ore e ore, su uno dei suoi dipinti per svelarne i misteri o, per aggiungere un nuovo mistero in un altro lavoro; oppure, libero da queste complessità allegoriche, può occuparsi di questioni contemplative e pratiche, bilanciando e coordinando gli elementi che compongono le sue opere d'arte di grandi e piccole dimensioni. La mitologia, i simboli religiosi, gli antichi dipinti iraniani (le stampe del periodo Qajar), la calligrafia, i testi classici, così come la satira nerasullo stato del mondo d'oggi, da piccole goccediventano uno tsunami artistico nella mentefantasiosa di Jodey. Quando Jodey espone i suoi quadri allontana dai lavori la sua interpretazione personale. Anche i suoi dipinti, come creature indipendenti sotto lo sguardo dello spettatore che vede l'arte a suo modo, diventano vivi ed entrano in una nuova fase della loro vita


 
 

^ Alizera Jodey Untitled
(dalla serie “A world without Equilibrium”) 2010
 
 

^ Alizera Jodey Untitled
(dalla serie “A world without Equilibrium”) 2010
 



Farsad Labbauf
Occhi di Neve A occhi chiusi … è così che spesso guardiamo la storia o le opere del passato, grazie a una visione interiore fatta di percezione e/o ricordo. Nel tracciare il percorso interiore della nostra storia personale, questo autoritratto mappa non soltanto una visione fisica della forma ma anche un'identità traslucida, fluttuante tra passato e presente. È la visione liquida del sé, errante nelle acque torbide del tempo. Una presenza che vede al di là, tracciata in bianco e nero, limitata eppure infinita. Gli occhi, disegnati col bianco splendente del gesso su uno sfondo grigio, ricalcano una visione che è al tempo stesso cristallina e accecante. Che sia incatenato dalla bellezza (come nel mito di Narciso) oppure tramutato in pietra per l'orrore di ciò che ha visto (come nella leggenda della Medusa), è nell'atto del vedere l'osservatore e l'osservato si uniscono. Eyes of Snow è l'immagine perpetua del sé che continuamente si scioglie e al contempo risorge grazie alla nascita di una nuova visione. Ogni linea, tenuta insieme dal tessuto del significato, circoscrive un'esistenza trascendente oltre i confini di spazio e tempo. La presenza effimera di un tutto all'interno del nucleo. In passato, durante la creazione dei miei dipinti lineari, ero spesso affascinato dagli strati di disegno sottostanti in ogni lavoro. Il disegno originale che era servito per dipingere un autoritratto è l'elemento fondante di quest'opera. Le linee fluttuano, si fondono e si uniscono per creare una gamma di opposti, un percorso di luce e oscurità che descrive uno scostamento nella trama della vita. La riduzione di tutti gli elementi alla propria struttura essenziale ha permesso a questo lavoro di contemplare significati oltre la fisicità. Eyes of Snow è la rappresentazione di uno natura mutevole del sé in costante trasformazione attraverso l'atto del vedere.

 
< Farsad Labbauf Eyes of Snow, 2009 colore a olio su tela di lino stampata, 117x228cm
 





Lucy May

These three new sculptural works by Lucy May are part of a recent series, collectively titled by the artist as False Paradise and Suburban Baroque. The works merge the obscene luxuriance of the Baroque with the cheap ostentation of contemporary mass-produced accessories. They are a celebration of cheapness, the sickly sweet, and the synthetic, while being firmly rooted in the realm of the commemorative and the historical.   Anatomical references are evident in the use of wax; metamorphic and visceral forms twist, coil and stretch around the body of the works. Gaudy false flowers and fruit and shredded plastic burst forth from these distended outcrops of wax, reminscent of a sumptuous still life.   The typically English method of pebble-dashing, commonly used to protect the outside of buildings, is brought into May's sculptural language as a purely decorative device. Shimmering layers of pearlescent paint transform this domestic finish, elevating it from it's everyday origins.   With these works May creates a fantastical world of low-grade decadence, defying good taste and revelling in the deceptive seductiveness of the bargain bin. Deeply influenced by cross-cultural hybridity and personal memory, the works function as makeshift sites of emotional reverie.


    < Lucy May
False Paradise, 2010
 
  < Lucy May
Untitled, 2010
 
  < Lucy May
Untitled, 2010
   



Letizia Minotti

Scultrice Ricerca l’immagine e il contenuto di una nuova scultura attraverso l’uso di materiali eterogenei Quali: tela, cemento, parole, ritratti in posa o no, legno, movimenti, rumori o atteggiamenti… Espone a Bergamo, Parigi, Bologna, Berlino, Milano, Bilbao, Brescia, Padova, Los Angeles, Roma. Nel 1978 collabora al quotidiano “Il Giorno” con strisce di satira politica. Nel 1981 segnalazione catalogo Bolaffi n.4 della scultura. Nel 1983 cin il gruppo “Macchina o/scaena” e con M Fabbri realizza lo spettacolo “CONTENUTI”: teatro della pittura di cui è l’autore. Nel 1984 con M. Fabbri fonda il gruppo “Società di Fatto” e mette in scena il suo spettacolo “Argomenti”. Nel 1993 espone “sognava sempre il soffitto bianco” presso l’Auditorium di Piazza delle Libertà Bergamo Nel 1994 presenta i Santi presso il Chiostro minore di Sant. Agostino di Bergamo . Nel 1995 “95 Storie come fosse ora” all’Università di Bergamo Facoltà di lingue e alla galleria Casati. Ancora in quegl’ anni prepara una personale “tutti usati” presso Futura galleria a cura di Elio Grazioli, Bergamo Nel 1996 “Storie “ galleria Loft , Valdagno


  A) Letizia Minotti
Disegni (collana), 1993
B) Letizia Minotti
Erbario, 1993
C) Letizia Minotti
Collana, 1993









(A)

(B)

(C)



John Nielsen

The objects that made up the collections of the first museums were part of an artistic production that was a ‘daily art’, a production of artefacts for ceremony, ritual where art and life co-dependent. These objects which are now described and exotic or other rather than just art and the histories and environments that surround and perpetuate this mode of viewing are replicated within the fictions of my practice so that it contains an conversation about the proximity of pure and applied art. The idea of function and use, to what end is the production of art once it has been separated from its root in ‘daily art’. What are we participating in when we continue to create objects under the autonomous heading of sculpture.


 
   
^ John Nielsen
Still Life with Encyclopaedia, 2010
 
  < John Nielsen
Ladies and Gentlemen it does look different, 2010
 
   
< John Nielsen
First Breath, 2010



Mimi Norrgren

I am obsessively involved in sculpture because it allows me to understand the world while touching it. It expands ideas and questions and allows me to see into spaces, which normally remain closed when they are only made in words. I could make this statement a hundred times better for you in the workshop than on paper. However my engagement with the physical does not alienate me from a more conceptual and critical framework of thinking. I also enjoy the rigour and research of theoretical application

My work is tugged between sculptural object and performative action. I want the work to be both emotionally and intellectually powerful and therefore I test it by experimenting in sound, video and workshop materials. Not all the sensibilities in my work are yet consciously understood for example I recognise some depth of image that seems associated with my Swedish ancestry.


 
  < Mimi Norrgren
Treehouse, 2010
 
   
^ Mimi Norrgren
Lemonhome, 2009
 
  ^ Mimi Norrgren
Globe, 2009
     
   
^ Mimi Norrgren
Shells, 2009



Alberto Petrò
    Alberto Petrò was born in Brescia in 1980. He started studying Cinema at D.A.M.S. University in Brescia, but he gave up after two years to dedicate himself to photography.
    He attended Ken Damy Museum in Brescia and began to work as assistant for Rinaldo Capra and Hugh Findletar. In 2001 started to register a big private collection of photography, without stopping working with professional photographers. In 2003 took part to Toscana Foto Festival, attending the course of instant photography by Maurizio Galimberti.
    Since the 2005 he takes part to Megaloto, an art laboratory created with Alessandro Mombelli, which brought them to Berlin, in Tacheles Arthouse in 2006. After almost two years in Berlin, he moved to Marseille.

Left: No title (Man with umbrella - Edition: 2/5
Right: No title (Portrait of a scream 1) - Edition: 3/5



 
    Alberto Petrò nasce a Brescia nel 1980. Studia cinema presso il D.A.M.S. di Brescia, ma interrompe gli studi per dedicarsi alla fotografia.
    Dopo aver seguito un corso di fotografia al Ken Damy Museum di Brescia comincia a lavorare come assistente per Rinaldo Capra e Hugh Findletar.

Nel 2001 inizia a lavorare come archiviatore di una collezione fotografica, mantenendo sempre attive la collaborazione con vari fotografi, e attività nell’ambito della pittura, della grafica, della musica, e della moda. Nel 2003 partecipa al Toscana Foto Festival seguendo il corso di fotografia immediata tenuto da Maurizio Galimberti.
     Nel 2005 inaugura , assieme all’amico Alessandro Mombelli, il progetto MEGALOTO che li porta nel 2006 a Berlino, dove ottengono, dopo una selezione, un atelier presso il Tacheles Arthouse. Nel 2008 trascorre un periodo a Marsiglia
 





Michelangelo Pistoletto
    Michelangelo Pistoletto (Biella, 1933) inizia a esporre nel 1955 i risultati della ricerca sull’autoritratto che caratterizza la sua prima produzione pittorica. Nel 1960 tiene la sua prima personale alla Galleria Galatea di Torino. Nel biennio 1961-1962 realizza i Quadri specchianti, che includono direttamente nell’opera la presenza dello spettatore e la dimensione reale del tempo. Con questi lavori raggiunge rapidamente un riconoscimento e un successo internazionali, che lo portano già durante gli anni ’60, a tenere delle personali in prestigiose gallerie e musei sia in Europa che negli Stati Uniti.
    I Quadri specchianti costituiranno il fondamento della sua produzione artistica e riflessione teorica successive.
Tra il 1965 e il 1966 realizza un insieme di lavori intitolati Oggetti in meno, considerati basilari per la nascita dell’Arte Povera, movimento artistico di cui Pistoletto è animatore e protagonista.
    A partire dal 1967 promuove, fuori dai tradizionali spazi espositivi, azioni che rappresentano le prime manifestazioni di quella “collaborazione creativa” che svilupperà nei decenni successivi, mettendo in relazione artisti provenienti da diverse discipline e settori sempre più ampi della società.
    Tra l’ottobre del 1975 e il settembre del 1976 realizza un’opera dalla dimensione temporale di un anno, suddivisa in dodici mostre consecutive, intitolata Le stanze, negli spazi della Galleria Stein di Torino. È il primo di una serie di complessi lavori sviluppati ciascuno nell’arco di un anno e denominati “continenti di tempo”, come: Anno Bianco nel 1989 e Tartaruga felice nel 1992. Nel 1976 pubblica Cento mostre nel mese di ottobre, un libretto che descrive cento idee di lavori concepiti nell’arco di un mese, molti dei quali verranno realizzati dall’artista negli anni seguenti.
Nel 1978 tiene alla Galleria Persano di Torino una mostra in cui presenta due fondamentali direzioni della sua futura ricerca e produzione artistica: Divisione e moltiplicazione dello specchio e L’arte assume la religione


 
E’ degli inizi degli anni Ottanta una serie di sculture in poliuretano rigido, tradotte in marmo per la personale del 1984 al Forte di Belvedere di Firenze. Dal 1985 al 1989 crea la serie di volumi “scuri” denominata Arte dello squallore.


    
    Negli anni ‘90, con Progetto Arte e con la creazione a Biella di Cittadellarte-Fondazione Pistoletto e dell’Università delle Idee, mette l’arte in relazione attiva con i diversi ambiti del tessuto sociale al fine di ispirare e produrre una trasformazione responsabile della società.
     Nel 2003 è insignito del Leone d’Oro alla Carriera alla Biennale di Venezia. Nel 2004 l'Università di Torino gli conferisce la laurea honoris causa in Scienze Politiche. In tale occasione l'artista annuncia pubblicamente la fase più recente del suo lavoro, denominata Terzo Paradiso, il cui simbolo è il Nuovo segno d'infinito creato nel 2003. Nel 2007 riceve a Gerusalemme il Wolf Foundation Prize in Arts, “per la sua carriera costantemente creativa come artista, educatore e attivatore, la cui instancabile intelligenza ha dato origine a forme d'arte premonitrici che contribuiscono ad una nuova comprensione del mondo”. Nel 2008 viene conferito a Pistoletto - Cittadellarte, il Premio Speciale Città di Sasso Marconi, per l'innovazione dei linguaggi.
 





Magnus Sigurdarson
    Born in Reykjavik, Iceland in 1966, Magnus Sigurdarson studied art at Studio Cecil and Graves, Florence, Italy (1988), The Icelandic College of Arts and Crafts (1992) and Mason Gross School of the Arts, Rutgers University, New Brunswick, New Jersey, USA (1997).
     He currently lives and works in Miami Beach, Florida, USA. A significant moment in Sigurdarson’s career was a trip to China that he conducted with his family in 2005 around a residency program at The Chinese European Art Center in Xiamen. He was literally confronted with every conceivable variation of The Other on an everyday basis; he and his family as an Other to the locals and the foreign culture as an Other to him. He undertook a series of works that he is still carrying out in order to address this encounter.      Transferring his discourse from the personal to the political, he poses questions about the progressing globalization, focusing on the homogenization of culture.

 

    His work addresses the critical contradiction that the process of
breaking barriers in order to understand and appreciate the unknown, will ultimately affect the elements that were foreign to each other beforehand, to the point of no return. The result is an inclination towards melancholy and nostalgia, abounding in Sigurdarson’s latest works.



 
^ Magnus Sigurdarson
Tunnel Vision 7
2006
Lambda print on photographic paper between Perplex sheets, 26” x 40”
(66 x 100 cm)
Courtesy The Steps Gallery, London, UK
^ Magnus Sigurdarson
Tunnel Vision 6
2006
Lambda print on photographic paper between Perplex sheets
66 x 100 cm Courtesy The Steps Gallery, London, UK
^ Magnus Sigurdarson
Tunnel Vision 3
2006
Lambda print on photographic paper between Perplex sheets
66 x 100 cm Courtesy The Steps Gallery, London, UK
^ Magnus Sigurdarson
Tunnel Vision 4
2006
Lambda print on photographic paper between Perplex sheets
66 x 100 cm Courtesy The Steps Gallery, London, UK





Arthur Steward
    Arthur Steward (b. 1981) graduated MA Sculpture at Royal College of Art, London in 2009. He has exhibited in solo and group exhibition, among which:
    Media Centre Gallery, Middle Street, Brighton (2004), Superculture, Grand Parade Gallery, University of Brighton and Byham Shaw Gallery, School of Fine Art, Archway London (2005), Burt and Brill, Degree Show, University of Brighton (2006), Work-in-Progress, Royal College of Art, Gulbenkian Gallery, Kensington, London (2007), Summer Show, Royal College of Art, Sculpture Department, Battersea, London (2008), Palimpsest, Thurloe Place, South Kensington, London (2009), Field: Pt III – Compliment, Peckham Rye, Multistore Car Park, London (2009)

 
   
^ Arthur Steward Untitled (2010 #2)
2010
Bitumen on polystyrene