All Blood of Watermelon A CURA DI NICOLA SCAGLIONE
“Lo sciamano attraverso il suono del tamburo o il ritmo dei sonagli raggiunge lo stato estatico (stato alterato di coscienza) per entrare nella realtà impercettibile dello spirito. Da studi fatti, anche recentemente, si è visto che lo stato alterato di coscienza è caratterizzato dall’emissione di particolari onde cerebrali, chiamate onde teta.
Nell’intervallo dei 5-9 Hertz ci sono le onde teta. Si è visto che queste sono caratteristiche degli stati di sogno ad occhi aperti, di massima immaginazione e creatività oppure di meditazione profonda e di sogno lucido. Nello stato alterato di coscienza del viaggio sciamanico si forma questo tipo di frequenza.
Il suono del tamburo, battuto a 240-300 colpi al minuto, attraversando i nervi acustici che sono direttamente connessi con le parti più profonde del cervello, porta in risonanza l’emissione elettromagnetica cerebrale a quella frequenza, che è anche la frequenza delle onde teta.
Perciò, dopo qualche minuto la coscienza entra in uno stato di meditazione profonda, dove le fantasie, l’immaginazione prende il sopravvento ai pensieri comuni, quotidiani e personali dello stato di veglia. In questo stadio si possono avere le esperienze del viaggio sciamanico.” (Nello Ceccon)
Da quando ho preso la guida della Galleria 27ad la mia intenzione è stata quella di condurre il visitatore in un viaggio attraverso le opere d’arte presentate. Il viaggio è sempre stato un viaggio della mente, le opere degli specchi o delle porte che in parte riportavano all’osservatore ciò che già in sé esisteva sopito e che veniva così risvegliato oppure dei varchi dove passare per scoprire nuove emozioni.
Da un viaggio non si torna mai uguali a come si è partiti, qualcosa cambia dentro di noi, attraverso gli stimoli ricevuti, qualcosa in noi viene modificato.
Il viaggio che stiamo per intraprendere attraverso l’opera dei Ferrario Freres è un viaggio sciamanico.
È un ritorno alle origini.
Stati d’allucinazione, visioni mistiche, sensazioni primitive e originarie sono il viaggio attraverso l’uomo, a ritroso, verso l’inizio.
Le opere caleidoscopiche di Ferrario Freres sono immagini formate da tanti ritagli di mondi più vasti, mondi che stanno dentro di noi, rinchiusi dai nostri sistemi neurali di controllo.
La donna appare come portatrice di vita, serena, rilassata, sicura del suo ruolo fondamentale.
L’uomo appare vigile, teso a percepire ogni minaccia, attento osservatore, conscio del suo ruolo necessario.
La giungla appare come dominatrice, come il tutto che avvolge, che nasconde o che scopre, come il labirinto che ci pone le domande, come il buio che ci intimorisce.
Il serpente è la nostra paura, ci impressiona a tal punto che non è vivo, ma tolto da immagini di repertorio, scientifiche, è la rappresentazione delle nostre ossessioni è la paura della morte.
Foresta, uomo, donna, serpente: Eden, Adamo, Eva: Lars Von Trier, “Anthicrist”. Le visioni allucinate delle radici degli alberi che si muovono e si trasformano in corpi che si contorcono.
Il desiderio, la morte, la colpa.
La foresta rappresenta la natura “esterna” all’uomo, ma non è che la visione riduttiva di ciò di cui l’uomo ha davvero paura: la natura che non è soltanto fuori, ma anche, e soprattutto, dentro di noi.
Ma la natura dei Ferrario Freres non è ostile, è un foresta attraversata dalla luce del sole.
L’allucinazione trasmessa è positiva, è stupore ed è gioia.
Il ritorno alle origini è auspicato non temuto, la giovinezza della ragazza nelle opere è promessa di fertilità, amore.
Il viaggio di questa mostra è speranza di un mondo migliore.